Il Danno Ambientale in Italia: Primo Rapporto ISPRA

Pubblicato il 25-10-2019
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A cura dell’avv. Valentina Taborra

L’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale ha pubblicato il primo rapporto sul Danno Ambientale in Italia.

Attraverso la disamina delle istruttorie svolte in materia di prevenzione e riparazione del danno ambientale, su richiesta del Ministero dell’Ambiente, negli anni 2017 – 2018, anche con il supporto del Sistema Nazionale a rete per la Protezione dell’Ambiente (SNPA), l’ISPRA ha rendicontato i risultati raggiunti segnalando un’importante quantità di richieste di valutazioni del danno ambientale e/o della minaccia di esso.

Il Ministero dell’Ambiente è, per legge, l’unico soggetto titolare dell’azione di danno ambientale e richiede il supporto dell’ISPRA per l’accertamento e la valutazione del danno ambientale e/o della minaccia di esso, e per l’indicazione di eventuali misure di prevenzione e/o riparazione, ogni qualvolta gli viene notificato un procedimento penale in cui è parte offesa e potrebbe costituirsi parte civile; ha notizia di situazioni in cui può avviare un giudizio risarcitorio autonomo; in ambito stragiudiziale deve avviare o concludere un procedimento amministrativo ex Parte VI del D.Lgs. 152/2006.

Inizialmente, quando con la legge n. 348/1986, in particolare con l’art. 18, ha trovato riparazione civile anche il danno ambientale “puro”, non collegabile alla lesione di uno specifico diritto soggettivo sulle risorse ambientali, l’azione di danno ambientale si sviluppava sempre in sede giudiziaria, con la costituzione di parte civile del Ministero nei procedimenti penali in cui erano contestati reati ambientali o con l’avvio di cause civili volte al risarcimento del danno ambientale per equivalente. Negli anni seguenti, invece, importanti novità normative hanno introdotto le procedure amministrative per il controllo e/o la rimozione delle fonti inquinanti e il risanamento ambientale ed è stato previsto che il danno ambientale fosse risarcito in forma specifica, attraverso una concreta riparazione.

La previsione di procedimenti amministrativi in materia ha sicuramente permesso maggior vigilanza, prevenzione e un’accelerazione della riparazione ma anche un maggior carico di richeste istruttorie all’ISPRA che, oltre a valutare l’esistenza di una danno ambientale o di una minaccia di esso, in caso di esito positivo della verifica deve fornire le misure di prevenzione e riparazione al Ministero affinchè possa agire in sede giudiziale per il risarcimento in forma specifica o possa provvedere all’adozione di specifici provvedimenti amministrazioni volti alla prevenzione o alla riparazione del danno ambientale.

L’Ispra ha infatti rilevato che l’Italia, rispetto ad altri Paesi Europei, sottopone al vaglio dell’organo tecnico una maggiore quantità di casi di possibile danno ambientale o minaccia di esso per i quali, spesso, viene accertata la necessità della prevenzione e/o della riparazione.

La direttiva comunitaria 2004/35/CE (direttiva sulla “responsabilità ambientale in materia di prevenzione e riparazione del danno ambientale”), recepita dalla Parte VI del D.Lgs. 152/2006, modificata con d.l. 35/2009 e la legge 97/2013, ha introdotto per la prima volta una disciplina comune a tutti i Paesi europei in tema di responsabilità per danni ambientali  permettendo il tentativo di un paragone e di una statistica tra i vari Stati sulle situazioni di minaccia e danno ambientale.

Il confronto non è, comunque, così immediato data, ad esempio, la presenza, nella legislazione di alcuni Stati, di altre procedure tali da ottenere gli stessi risultati dell’azione di riparazione o, semplicemente, dato il diverso recepimento della Direttiva nelle varie legislazioni nazionali.

Tuttavia, dal rapporto è emersa la situazione emergenziale ambientale in cui versa l’Italia rispetto ad altri Pese Europei.

Considerato che il rapporto sul danno all’ambiente non ha ricompreso le numerose procedure italiane di risanamento che non sono propriamente eseguite ai sensi della parte VI del d.lgs. 152/2006 ma raggiungono gli stessi effetti della riparazione del danno ambientale (ad esempio la bonifica), ed il numero di accertamenti richiesti sul danno ambientale sono comunque nettamente maggiori rispetto agli Stati (come la Polonia e l’Ungheria) che, viceversa, hanno inserito anche il risanamento dei siti contaminati tra gli interventi di riparazione del danno ambientale, è lampante “l’emergenza ambiente” in Italia.

Allo stesso tempo ci si augura che la possibilità data all’Amminstrazione Statale dalla più recente normativa, di provvedere in via amministrativa alla materia del danno ambientale, seppur in presenza di alcuni vuoti normativi e di una carente o poco chiara regolamentazione degli specifici procedimenti amministrativi, porti ad una sempre maggior prevenzione oltre che ad una più rapida riparazione rispetto ai procedimenti giudiziari.

Il Danno Ambientale in Italia: Primo Rapporto ISPRA sui casi Accertati nel anni 2017-2019

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