A cura dell’avv. Nicoletta Tradardi:
La sentenza del Tar Toscana, sez. III, n. 583 del 27.03.2014, tratta due importanti questioni giuridiche di natura edilizia: la configurabilità della cd. “sanatoria giurisprudenziale”; la natura perentoria od ordinatoria del termine per la presentazione dell’istanza per accertamento di conformità.
In fatto, a seguito di un ordine di demolizione, una società presentava un primo accertamento di conformità, che veniva respinto dal comune.
A seguito dell’approvazione di una variante urbanistica, il regime dell’area veniva modificato, consentendo proprio la tipologia di interventi che in precedenza erano stati ritenuti non assentibili.
La società presentava una nuova istanza di accertamento di conformità, respinta, tuttavia, dal comune, siccome inammissibile, poiché era insussistente il requisito della doppia conformità (alla disciplina urbanistica ed edilizia vigente al momento della realizzazione dell’intervento ed a quello di presentazione della domanda) richiesto dall’art. 36 DPR 380/2001.
Per una parte minoritaria della giurisprudenza, il sopravvenuto mutamento del regime urbanistico dell’area può dar luogo alla cd. “sanatoria giurisprudenziale”, i cui presupposti risiedono nell’esigenza di non imporre la demolizione di un’opera abusiva che, in quanto conforme alla disciplina urbanistica in atto, dovrebbe essere successivamente autorizzata su semplice presentazione di istanza di rilascio, in tal modo evitando uno spreco di attività inutili, sia per l’amministrazione, che per il privato autore dell’abuso.
Partendo da questa considerazione, la sentenza censura l’operato del comune, poiché esso aveva il dovere di pronunciarsi sulla seconda istanza, “anche solo per ribadire – nel merito – il suo ossequio all’orientamento giurisprudenziale prevalente che ritiene sanabili solo le opere abusive connotate dalla “doppia conformità”.
La pronuncia appare, a chi scrive, non pienamente condivisibile: porre, infatti, a carico dell’ente locale un onere motivazionale circa la configurabilità o meno della sanatoria giurisprudenziale, si risolve in un’apertura verso quest’istituto, senza, tuttavia, prendere una posizione definita nel merito; la sentenza, infatti, sembrerebbe attribuire una discrezionalità al Comune sul riconoscere o meno la prospettazione della cd. Sanatoria giurisprudenziale. Con ciò, in definitiva, non concorrendo a fare chiarezza in materia.
La configurabilità dell’istituto, di origine pretoria, è disattesa dalla giurisprudenza maggioritaria; esso, introducendo un atipico atto con effetti provvedimentali, in assenza di previsione normativa, non può ritenersi ammesso nel nostro ordinamento, caratterizzato dal principio di legalità dell’azione amministrativa e dal carattere tipico dei poteri esercitati dall’Amministrazione, secondo il principio di nominatività, poteri che non possono essere surrogati dal giudice, pena la violazione del principio di separazione dei poteri e pena l’invasione nelle sfere di attribuzioni riservate all’Amministrazione (cfr. Fra i più recenti arresti, che confermano l’insussistenza dell’istituto punteggiato, cfr. Cons. di St., sez. V, sent. n. 3220/2013).
Diversa sarebbe la questione qualora gli atti comunali di regolamentazione urbanistico/edilizia riconoscano, in via generale, l’ammissibilità della sanatoria giurisprudenziale. In tale eventualità, per concedere la sanatoria sarebbe necessario applicare una sanzione amministrativa, poiché, in caso contrario, si realizzerebbe una disparità di trattamento rispetto a chi ottiene la sanatoria, ai sensi dell’art. 36 DPR 380/2001. Invero, le opere abusive conformi sia alla disciplina urbanistica vigente al momento della realizzazione dell’intervento, sia a quella vigente al momento del rilascio del titolo sanante, e quindi rientranti nella sanatoria ordinaria, sono connotate da un minor disvalore rispetto a quelle assentibili con la cosiddetta sanatoria giurisprudenziale (cfr. in detto senso Tar Toscana, sez. III, sent. N. 263/2011).
Sotto un diverso profilo, la sentenza, aderendo ad uno specifico precedente in termini del consiglio di stato (sez. VI. Sent. N. 5317/2013) conferma la possibilità di presentare l’istanza di accertamento di conformità anche oltre il perfezionarsi della vicenda acquisitiva per l’inutile decorso del termine di legge, pari a 90 giorni, per adempiere all’ordine di demolizione e fino a quando non siano decorsi i termini per la demolizione d’ufficio dell’opera, fissati nella medesima ordinanza di demolizione di ufficio.
La pronuncia interviene sulla questione relativa alla natura (perentoria od ordinatoria) dei termini già previsti dall’art. 13 l. N. 47/1985 ed ora sostanzialmente riprodotti nell’art. 36 T.U. Edilizia. Si tratta di una problematica che ha ricevuto soluzioni non sempre univoche nella giurisprudenza amministrativa, anche con orientamenti schierati in favore della perentorietà di detti termini.
Quest’ultima soluzione interpretativa non è, però, condivisa dalla giurisprudenza maggioritaria, in ragione dell’assenza di una specifica disposizione che qualifichi i riferiti termini come perentori, ovvero che commini la sanzione della decadenza nel caso di ritardo. La perentorietà dei termini non è ritraibile neppure dall’esigenza di tutelare preminenti interessi pubblici, poiché la conservazione di opere edili conformi alla disciplina urbanistica vigente, risultato cui è finalizzato l’istituto dell’accertamento di conformità, non può porsi in contrasto con il pubblico interesse.
Per le esposte ragioni, si ritiene in giurisprudenza che, nonostante il tenore letterale della disposizione, l’istanza di sanatoria possa essere presentata anche dopo la scadenza dei termini di cui all’art. 36 del T.U. Edilizia, fino alla materiale esecuzione della sanzione demolitoria (cfr. Tar Piemonte, sen. N. 2927/2007).
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana (Sezione Terza)
HA PRONUNCIATO LA PRESENTE SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 1805 del 2012, integrato da motivi aggiunti, proposto da: Società Figline Agriturismo S.p.A., rappresentata e difesa dagli avv. Duccio Maria Traina e Marco Falsini, con domicilio eletto presso il primo in Firenze, via Lamarmora 14;
CONTRO
Comune di Figline Valdarno in Persona del Sindaco Pro Tempore, rappresentato e difeso dall’avv. Gaetano Viciconte nel cui studio in Firenze, via Senese n. 12 è elettivamente domiciliato;
PER L’ANNULLAMENTO
dell’ordinanza 21 settembre 2012, prot. n. 14616, cat. 10, cl. 12, fasc. 4, recante rigetto della domanda di permesso di costruire in sanatoria prot. 3346 del 28 febbraio 2012 (pratica n. 5/2012) e della richiesta di proroga dell’ordinanza n. 54/2011 prot. 4050 del 12 marzo 2012 e di ogni atto connesso e lesivo;
visti i motivi aggiunti depositati presso questo Tribunale il 03.04.2013 proposti per l’annullamento, previa sospensiva, dell’efficacia:
del provvedimento n. 2 del 24.01.2013, a firma del Responsabile del Settore Assetto del Territorio e Tutela dell’Ambiente, arch. Tavallay Bahman, notificato alla ricorrente lo 01.02.2013, recante “Verbale di accertamento ai sensi dell’art. 31, comma 3, D.P.R. 06/06/2001 n. 380 e art. 132 comma 3, L.R.T. 03.01.20015, n. 3 con individuazione degli immobili abusivi e dell’area di sedime da acquisire al patrimonio del Comune” e dei relativi allegati, in particolare: i) del provvedimento prot. n. 14642 del 21.09.2012 recante “Verbale di accertamento ai sensi dell’art. 341, comma 3 del D.P.R. 06.06.2001 n. 380 e art. 132, comma 3, L.R.T. 03.01.2005, n. 3 con individuazione degli immobili abusivi e dell’area di sedime da acquisire al patrimonio del Comune”; ii) il provvedimento prot. n. 3914/2011 del 27.02.2012 della Polizia Municipale di Figline Valdarno – Incisa Valdarno – Rignano sull’Arno recante “Verifica ottemperanza ordinanza n. 54 del 22.09.2011”; nonchè di ogni altro atto presupposto, connesso e/o conseguente, ancorchè incognito alla ricorrente.
- Visti il ricorso, i motivi aggiunti e i relativi allegati;
- Visto l’atto di costituzione in giudizio di Comune di Figline Valdarno in Persona del Sindaco Pro Tempore;
- Viste le memorie difensive;
- Visti tutti gli atti della causa;
- Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.
FATTO
La Società Figline Agriturismo S.p.A., proprietaria del villaggio turistico “Norcenni Girasole Club” sito nel comune di Figline Valdarno, in data 23.3.2011 presentava una domanda di accertamento di conformità ex art. 140 comma 1 l. reg. 1/2005 per alcuni interventi abusivamente realizzati all’interno di tale villaggio turistico, consistenti in n. 46 piazzole dotate di sovrastanti moduli “case mobili” aventi destinazione turistico/ricettiva e delle relative opere di urbanizzazione primaria, spazi di sosta e di parcheggio, illuminazione, rete idrica, fognature, rete di distribuzione dell’energia elettrica e del gas.
L’Amministrazione rigettava tale domanda con provvedimento prot. 16936 A 20.9.2011 per contrasto con l’art. 27, e. 3, delle NTA del RU, che classificava l’area de qua a pericolosità geomorfologica di tipo 4 (pericolosità molto elevata).
Veniva conseguentemente emanata l’ordinanza di demolizione n. 54 del 22.9.2011, nella quale si assegnava termine di 90 giorni per rimuovere le “opere abusive” sotto comminatoria di acquisizione al patrimonio comunale delle stesse.
A seguito dell’adozione da parte del Consiglio comunale, in data 31.1.2012, della variante al R.U. per l’abbassamento della pericolosità geomorfologica dell’area de qua la ricorrente presentava al Comune una nuova istanza di accertamento di conformità.
In data 2.4.2012 la ricorrente chiedeva, inoltre, una proroga dei termini per provvedere al ripristino atteso che per dare esecuzione all’ordinanza sarebbe stato necessario rimuovere le case mobili con l’ausilio di macchinari di notevoli dimensioni il cui accesso al cantiere sarebbe stato possibile solo al termine delle opere di sistemazione a messa in sicurezza dell’argine e delle sponde del torrente Ponte Rosso imposte dalla Provincia di Firenze.
Con il provvedimento impugnato il Comune di Figline Valdarno ha, tuttavia, respinto sia la nuova istanza di accertamento di conformità che quella di proroga.
Con successivo provvedimento del 24 gennaio 2013 il predetto comune ha altresì redatto il verbale di accertamento della inottemperanza alla ordinanza di demolizione in data 22 settembre 2011 con individuazione degli immobili abusivi e dell’area di sedime da acquisire al patrimonio comunale
I predetti atti sono stati impugnati dalla Figline Agriturismo con ricorso principale e con successivo ricorso per motivi aggiunti.
La ricorrente, non avendo completato le operazioni di ripristino entro il termine di 90 giorni previsto nella prima ordinanza di demolizione del 22 settembre 2011, contesta che il decorso di tale termine abbia prodotto un automatico effetto acquisitivo al patrimonio comunale dell’area di sedime ove poggiavano le strutture abusivamente realizzate e di quella costituente pertinenza urbanistica.
Tale tesi viene fondata su una serie di concorrenti affermazioni.
In primo luogo la Società Figline Agriturismo sostiene che a seguito del rigetto della istanza di accertamento di conformità in data 31 gennaio 2012 l’Amministrazione avrebbe dovuto adottare una nuova ordinanza di demolizione con la conseguente previsione di un ulteriore termine di 90 giorni per la rimozione delle opere abusive.
Il Comune ha, invece, ritenuto di non dover emettere un nuovo ordine di demolizione sulla base dell’errato presupposto secondo cui l’istanza di sanatoria presentata il 31/1/2012 sarebbe inammissibile in quanto meramente riproduttiva della precedente istanza presentata in data 22 marzo 2011.
In realtà la predetta istanza si fondava su motivi diversi rispetto alla precedente consistenti nel mutato e più favorevole assetto urbanistico dell’area non più inclusa dal R.U. adottato fra quelle ad alta pericolosità idrogeologica.
Il Comune avrebbe, inoltre, ravvisato un motivo di inammissibilità della istanza di accertamento di conformità del 31/1/2012 nel fatto che essa sarebbe intervenuta dopo il novantesimo giorno dalla notifica della ordinanza di demolizione del 22/09/2011 quando – sempre a dire dell’Ente – l’effetto acquisitivo delle aree di sedime delle opere abusive si sarebbe oramai irreversibilmente realizzato.
Anche tale assunto sarebbe, tuttavia, errato atteso che ai sensi l’art. 36 del D.P.R. 380 del 2001 ammetterebbe la presentazione della istanza di sanatoria fino alla “irrogazione delle sanzioni amministrative” e, cioè, fino a quando non si proceda alla emissione e notifica del verbale di accertamento della inottemperanza; inoltre, nel caso di specie, l’inottemperanza alla ordinanza del 22/09/2011 non avrebbe potuto produrre alcun effetto acquisitivo automatico delle aree interessate dall’abuso, mancando nel predetto provvedimento ogni indicazione relativa alle superfici da acquisire.
La ricorrente si duole, poi, della apoditticità della motivazione con cui Comune ha rigettato la sua istanza di proroga la quale si baserebbe esclusivamente sulla considerazione della assoluta non interferenza dei lavori di messa in pristino con quelli di sistemazione delle sponde del torrente, considerazione che contrasterebbe contro l’evidenza dei fatti dal momento che la gru necessaria per rimuovere le “case mobili” avrebbe dovuto attraversare con il suo braccio la adiacente area di cantiere.
Afferma ancora la ricorrente che gli ostacoli metereologici alla esecuzione dei lavori di ripristino sarebbero stati evidenziati dagli stessi bollettini prodotti dal Comune dai quali emergerebbe che durante i tre mesi successivi alla adozione della ordinanza vi sarebbero state condizioni di maltempo per ben quaranta giorni.
La Società Figline Agriturismo asserisce ancora di aver dato sostanziale esecuzione all’ordine di demolizione rimuovendo tutti gli allacciamenti di rete che collegavano le strutture ricettive mobili ai servizi di acquedotto e fognatura rendendole in tal modo semplici manufatti inservibili, appoggiati al suolo a titolo precario in attesa della loro asportazione in altro luogo.
La ricorrente lamenta poi di non essere stata posta in grado di interloquire con l’amministrazione con riguardo alla individuazione dell’area urbanisticamente pertinenziale a quella di sedime che sarebbe stata effettuata dal Comune solamente nel provvedimento finale di accertamento della inottemperanza.
Le censure della Società Figline Agriturismo si appuntano, infine, anche sulle dimensioni dell’area che il Comune avrebbe dichiarato di voler acquisire le quali eccederebbero la quantità di superficie necessaria per la realizzazione delle costruzioni abusive in base agli indici edilizi del r.u. e comprenderebbero anche i terreni necessari per l’accesso ai fondi acquisiti sui quali, invece, avrebbe potuto essere costituita una semplice servitù di passo.
Si è costituito il Comune di Figline Valdarno per resistere al ricorso.
All’udienza pubblica del giorno 11 marzo 2014, relatore il dott. Raffaello Gisondi, uditi per le parti i difensori E. Belli delegata da D.M. Traina e B. Borgiotti delegata da G. Viciconte, il ricorso è stato trattenuto in decisione.
DIRITTO
Il Comune ha eccepito “l’improcedibilità” del gravame in quanto rivolto ad impugnare un atto basato su motivazioni identiche a quelle già poste alla base del rigetto della prima istanza di sanatoria.
L’eccezione non ha pregio.
La giurisprudenza riconosce natura meramente confermativa agli atti che richiamano, ricordandone il contenuto, precedenti provvedimenti senza che l’Amministrazione abbia proceduto ad alcuna nuova istruttoria e senza alcun nuovo esame degli elementi di fatto e di diritto in precedenza già considerati (Consiglio di Stato sez. IV, 17 settembre 2013 n. 4602).
Nel caso di specie la Società ricorrente ha fondato la sua nuova istanza di sanatoria su un fatto sopravvenuto rispetto al rigetto di quella precedente, ossia l’adozione di una variante al r.u. che ha modificato il regime urbanistico dell’area sulla quale è stato realizzato l’abuso consentendo la tipologia di interventi che in precedenza erano stati ritenuti non assentibili.
L’Amministrazione ha preso in considerazione tale nuova prospettazione ma non l’ha ritenuta idonea a supportare l’accoglimento della istanza in mancanza del requisito della “doppia conformità” prevista dall’art. 36 del D.P.R. 380 del 2001.
Essendovi stato, quindi, un esame della domanda e una pronuncia sui fatti nuovi da essa prospettati deve escludersi che il provvedimento impugnato abbia natura meramente confermativa.
Sotto diverso profilo il Comune asserisce che l’impugnato atto di diniego non avrebbe esaminato il merito della nuova istanza di sanatoria ma si sarebbe limitato ad evidenziarne l’”inammissibilità”.
Questa deriverebbe innanzitutto dalla mancanza di “serietà” della domanda di accertamento di conformità in quanto fondata su un fatto (la sopravvenuta modifica del regolamento urbanistico) che già “in astratto” non sarebbe stato idoneo a giustificarne l’accoglimento essendo sanabili solo gli abusi per i quali sussiste il requisito della la doppia conformità.
Una seconda ragione di inammissibilità della istanza di sanatoria del 31/1/2012 risiederebbe nella sua tardività, in quanto essa sarebbe stata presentata successivamente alla acquisizione dell’area sulla quale è stato realizzato l’abuso al patrimonio comunale avvenuta per effetto del protrarsi della inottemperanza all’ordine di demolizione del 22/09/2011 oltre il 90° giorno dalla sua notificazione.
Le predette prospettazioni difensive non sono condivise dal Collegio.
La nuova istanza di sanatoria presentata dalla Società Figline Agriturismo non avrebbe potuto, infatti, essere considerata inammissibile.
Vero è che l’art. 36 del D.P.R. subordina l’accoglimento della istanza di sanatoria al requisito della doppia conformità, tuttavia una parte (seppur minoritaria) della giurisprudenza ritiene che il sopravvenuto mutamento del regime urbanistico dell’area possa dar luogo alla cd. “sanatoria giurisprudenziale” i cui presupposti risiedono nell’esigenza di non imporre la demolizione di un’opera abusiva che, in quanto conforme alla disciplina urbanistica in atto, dovrebbe essere successivamente autorizzata su semplice presentazione di istanza di rilascio in tal modo evitando uno spreco di attività inutili, sia per l’Amministrazione, che per il privato autore dell’abuso (Cons. Stato, sez. V, 21 ottobre 2003, n. 6498; Tar Lombardia – Brescia 18 settembre 2002, n.1178).
Non è corretto, pertanto affermare che la seconda istanza di sanatoria presentata dalla Società ricorrente fosse fondata su presupposti stravaganti o, comunque, non seri. Si trattava, invece, di una istanza pienamente ammissibile sui cui il Comune aveva il dovere di pronunciarsi (così come poi ha fatto) anche solo per ribadire – nel merito – il suo ossequio all’orientamento prevalente che ritiene sanabili solo le opere abusive connotate dalla “doppia conformità”.
Nemmeno merita condivisione l’assunto per cui la domanda di sanatoria del 31/01/2012 sarebbe stata presentata fuori termine.
L’art. 140 comma 1 della l.r.t. 1/2005 consente la presentazione della istanza di accertamento di conformità anche oltre il perfezionarsi della vicenda acquisitiva per effetto della inutile scadenza del termine di 90 giorni fissato nell’ordine di demolizione di cui all’art. 132 comma 3, prevedendo che la predetta domanda possa essere inoltrata fino a quando non siano decorsi i termini per la demolizione d’ufficio dell’opera acquisita fissati nell’ordinanza di cui all’art. 132, comma 5.
Questa Sezione con la sentenza n. 596 del 2013 aveva ritenuto che, ai fini della presentazione della domanda di sanatoria, fra il termine previsto nell’ordine di demolizione di cui all’art. 132 comma 3 e quello previsto nell’ordinanza di demolizione d’ufficio di cui al comma 5 del medesimo articolo vi fosse soluzione di continuità, nel senso che dopo la scadenza del primo al privato la predetta facoltà restasse preclusa, salvo che l’Ente avesse, poi, deciso di non ritenere l’opera abusivamente realizzata destinandola alla demolizione (questa volta d’ufficio).
Tale lettura non è stata, tuttavia, condivisa dalla VI Sezione del Consiglio di Stato che con la sentenza n. 5317 del 2013 ha, invece, affermato che fra la scadenza del termine di 90 giorni fissato nell’ordine di demolizione di cui all’art 132 comma 3 e quello previsto nell’ordinanza di demolizione d’ufficio di cui al quinto comma della medesima norma non vi sia soluzione di continuità, con la conseguenza che l’istanza potrebbe essere presentata anche prima della concreta adozione del provvedimento di cui all’art. 132, comma 5, L.R. n. 1/2005.
Il Collegio ritiene di far proprio l’indirizzo del giudice d’appello.
La tesi meno restrittiva appare, infatti, più aderente a quanto in sede nazionale dispone l’art. 36 del D.P.R. 380 del 2001 il quale, al pari della omologa norma regionale, non sembra attribuire natura ultimativa alla scadenza del termine di cui agli articoli 31, comma 3, consentendo che la domanda di sanatoria possa essere presentata anche successivamente “fino all’irrogazione delle sanzioni amministrative” consistenti nei provvedimenti consequenziali al suo inutile decorso (T.A.R. Torino Piemonte sez. I, 13 settembre 2007 n. 2927).
Peraltro, la presentazione della istanza anche dopo la scadenza del termine di cui all’art. 31 comma 3 del DPR 380 del 2001 deve essere a fortiori consentita allorché, come è avvenuto nel caso di specie, l’effetto acquisitivo delle opere abusive e delle relative aree pertinenziali non si sia prodotto a causa della mancata indicazione dell’ordine di demolizione delle aree che ne avrebbero dovuto formare oggetto.
Invero, il provvedimento di acquisizione al patrimonio comunale può essere considerato come atto meramente ricognitivo di un effetto maturato ex lege solo nel caso in cui l’esatta individuazione dell’area di sedime risulti preventivamente effettuata da parte del Comune in sede di ordinanza di demolizione.
In caso contrario il predetto effetto non può prodursi mancando l’elemento essenziale dell’oggetto della acquisizione la cui individuazione viene rinviata all’ordinanza di acquisizione al patrimonio comunale che viene in tal modo ad assumere natura costitutiva (T.A.R. Bari Puglia sez. III 16 settembre 2013 n. 1325).
Nelle ipotesi sopra menzionate non vi è ragione di inibire nelle more della ordinanza di acquisizione la presentazione della istanza di accertamento di conformità, posto che gli effetti consequenziali alla mancata ottemperanza della ordinanza di demolizione non si sono ancora prodotti né a livello giuridico né a livello pratico con l’immissione nel possesso.
Non essendovi ragioni per dichiarare inammissibile la nuova istanza di sanatoria presentata dalla Società ricorrente in data 31/01/2012 si deve ritenere che il diniego ad essa opposto dal Comune di Figline Valdarno si sia fondato su ragioni attinenti al merito della stessa.
Ne consegue che, in ossequio ad un consolidato orientamento giurisprudenziale, al provvedimento negativo avrebbe dovuto far seguito un nuovo ordine di demolizione essendo il precedente divenuto inefficace (Consiglio di Stato sez. IV, 21 ottobre 2013 n. 5090).
L’Amministrazione non avrebbe, quindi potuto, dichiarare acquisita l’area di sedime delle opere abusive al patrimonio comunale per effetto della scadenza del termine previsto in un’ordinanza di demolizione che, oramai, aveva perduto efficacia.
Il ricorso deve essere, perciò, accolto, restando assorbiti tutti gli altri motivi di ricorso.
L’assorbimento si giustifica in quanto, qualora le opere abusive siano state effettivamente rimosse, come affermato nell’atto di motivi aggiunti a pag. 14 (e non contestato dalla Amministrazione resistente) resterebbe radicalmente preclusa al Comune la rinnovazione dell’atto di acquisizione al patrimonio comunale delle aree interessate dall’abuso edilizio.
Sussistono giusti motivi per disporre la compensazione delle spese di lite data la complessità delle questioni controverse.
P.Q.M
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana, Sezione III,
definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, annulla il diniego di sanatoria impugnato con ricorso principale nella parte in cui ha dichiarato inammissibile l’istanza presentata in data 31/1/2012 e annulla il provvedimento impugnato con ricorso per motivi aggiunti.
Compensa le spese di lite.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.
Così deciso in Firenze nella camera di consiglio del giorno 11 marzo 2014 con l’intervento dei magistrati:
- Maurizio Nicolosi, Presidente
- Rosalia Messina, Consigliere Raffaello
- Gisondi, Primo Referendario, Estensore
DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 27/03/2014
IL SEGRETARIO
(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)