Ordinanza di acquisizione gratuita dell’immobile abusivo: è necessaria l’indicazione puntuale dell’area di sedime e delle ulteriori aree da acquisire

Pubblicato il 26-09-2018
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A cura dell’avv. Nicoletta Tradardi

La sentenza del Tar Sicilia, Palermo, sez. I, n. 1944 del 13.09.2018, che qui si annota, enuncia importanti principi in materia di acquisizione gratuita dell’immobile abusivo e dell’area di sedime, al patrimonio comunale.

L’ordinanza di demolizione di un immobile abusivo non deve necessariamente contenere l’esatta indicazione dell’area da acquisire al patrimonio pubblico. Al contrario, il successivo provvedimento di acquisizione deve obbligatoriamente (a pena di illegittimità) contenere sia l’esatta indicazione dei beni abusivi da acquisire, sia l’indicazione anche catastale dell’area di sedime e delle ulteriori aree acquisite dall’Amministrazione. L’ordinanza di acquisizione costituisce titolo per l’immissione in possesso e per la trascrizione nei registri immobiliari e non può, quindi, prescindere dalla esatta individuazione delle particelle catastali coinvolte.

Sotto un ulteriore profilo, la pronuncia si sofferma sul tema della proporzione fra abusi realizzato ed area acquisita rispetto al lotto. I Giudici richiamano l’attenzione sulla necessità, da parte del comune, di rispettare il principio di proporzionalità, irrogando una sanzione che, nel limite massimo legale stabilito, sacrifichi la posizione del privato in modo adeguato, necessario e strettamente proporzionale all’obiettivo del pubblico interesse perseguito. Sulla base dell’enunciato principio, la sentenza ha ritenuto illegittima l’estensione della superficie da acquisire, determinata dall’ente locale nella misura del parametro massimo (computato in mq. 1510), in relazione alla limitata estensione della superficie abusiva (45 mq.) ed in assenza di motivazione.

La sentenza, infine, stigmatizzando il comportamento del comune, che (non costituito in giudizio), non aveva riscontrato ripetute ordinanze istruttorie, ha disposto la trasmissione della sentenza alla Procura della Repubblica ed alla Procura regionale della Corte dei Conti, per le valutazioni di competenza.

N. 01944/2018 REG.PROV.COLL.

N. 02694/2002 REG.RIC

MINISTERO

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia

(Sezione Prima)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 2694 del 2002, proposto da:
Madonia Rosalia, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dall’avvocato Valeria Cirrincione, con domicilio eletto presso il suo studio in Palermo, via Catania, 166;

CONTRO

Comune di Monreale non costituito in giudizio;

PER L’ANNULLAMENTO

-del provvedimento del dirigente del settore urbanistica del Comune di Monreale n. 524M del 10 maggio 2002, con il quale è stata disposta l’acquisizione gratuita al patrimonio comunale di un immobile abusivamente edificato, oltre all’area di sedime aumentata fino a dieci volte.

  • Visti il ricorso e i relativi allegati;
  • Vista l’ordinanza n. 41037/2002 sulla domanda cautelare;
  • Vista l’ordinanza presidenziale n. 74/2016;
  • Vista l’ordinanza n. 250/2017;
  • Vista l’ordinanza n. 2891/2017;
  • Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell’udienza pubblica del giorno 15 giugno 2018 il dott. Roberto Valenti e uditi per le parti i difensori Giovanni Immordino, su delega – oralmente riferita – dell’avv. Valeria Cirrincione, per la ricorrente;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO E DIRITTO

Con verbale dell’11 maggio 1997 del Corpo forestale veniva contestato alla ricorrente un movimento di terra in contrada Monte Caputo in San Martino delle scale, movimento di terra (asseritamente) finalizzato alla costruzione di una casa di mq. 40.

Con lo stesso verbale il terreno era sottoposto a sequestro, con apposizione di sigilli al fine di conservare l’integrità del corpo del reato ed impedire il mutamento dello stato dei luoghi.

Era quindi emesso decreto di sequestro preventivo da parte del GIP (n. 6254/97 – 7761/97, notificato il 17/5/1997.

Il Comune di Monreale intimava, oltre la sospensione dei lavori, anche la demolizione del fabbricato abusivo (ordinanze n. 367 e n. 368 del 26/06/1997)

Con ordinanza n. 188 del 13/7/2000 l’Amministrazione comunale integrava le precedenti ordinanze nella parte in cui non erano stati indicati i dati catastali, rinnovando quindi l’ordine di demolizione precisando che, qualora le opere fossero state sottoposte a sigilli giudiziari, i lavori avrebbero dovuto essere eseguiti dopo la rimozione dei sigilli.

Con verbale del 14/9/2001 alcuni funzionari della polizia locale evidenziavano l’inottemperanza all’ordine demolitorio: in tesi di parte la mancata demolizione era dovuta alla persistenza del sequestro giudiziario.

Quindi con provvedimento del 17/5/2002 il Settore Urbanistica del Comune di Monterale notificava il provvedimento dirigenziale n. 524/M con cui è stata disposta l’acquisizione gratuita dell’immobile al patrimonio del Comune per l’omessa ottemperanza entro il termine prescritto all’ordine di demolizione.

Avverso i predetti provvedimenti è stato quindi proposto il presente gravame, in cui sono articolati i seguenti profili di censura:

1) violazione di legge ex art. 7 L. 241/90 eccesso di potere;

2) violazione art. 7 L. 47/85;

3) violazione di legge in relazione alla proporzione tra abuso realizzato e area acquisita rispetto al lotto.

Il Comune di Monreale non si è costituito in giudizio.

Con ordinanza n. 1037 del 31/07/2002 la domanda cautelare è stata rigettata.

In data 25/02/2016 il procuratore di parte ricorrente ha rinunciato al mandato: quindi con atto depositato in pari data si è costituito il nuovo difensore, con relativa procura, facendo proprie le domande dell’atto introduttivo ed insistendo quindi per l’accoglimento.

Con ordinanza presidenziale n. 74/2016 sono stati disposti incombenti istruttori, non riscontrati, e reiterati con ordinanze collegiali n. 250/2017 e n. 2891/2017, anch’esse non riscontrate.

Alla pubblica udienza del 15 giugno 2018 la causa è stata posta in decisione.

Preliminarmente il Collegio non può esimersi dallo stigmatizzare il comportamento del Comune di Monreale che, al di là della libera scelta di non voler resistere al ricorso, non ha dato riscontro ai reiterati ordini istruttori emessi da questo Giudice, di cui alla Ordinanza presidenziale n. 74/2016 e le due ordinanze collegiali n. 250/2017 e n. 2891/2017: sulle consequenziali determinazioni il Collegio ritornerà a conclusione della presente sentenza.

Ciò premesso, il ricorso è fondato e va accolto nei limiti di cui di seguito meglio precisati.

Risultano fondate la seconda e la terza censura qui previamente e contestualmente scrutinate.

Il provvedimento impugnato, nel disporre l’acquisizione gratuita, indica, in modo del tutto approssimativo, un’area pari fino a dieci volte la superficie complessiva utile abusivamente costruita sulla particella n. 59 del foglio di mappa n. 20 del N.C.T. di Monreale esteso per circa mq. 1510, a fronte di un contestato abuso di circa 45 mq.

La mancata precisa individuazione della acquisenda area, essendo indicata solo la particella ma non anche la porzione di questa, inficia il provvedimento impugnato.

Ed invero, diversamente da quanto può anche non essere presente nel provvedimento di che intima le demolizione del bene, per quanto attiene al momento con si dispone l’acquisizione dello stesso e della relativa aera di sedime, in una misura che comunque non può essere superiore a 10 volte quella dell’abuso, occorre che l’ordinanza specifichi nel dettaglio la porzione del maggiore terreno che con il provvedimento si intende acquisire.

Opportunamente parte ricorrente richiama l’orientamento della giurisprudenza amministrativa secondo cui “La giurisprudenza consolidata è giunta ad affermare che l’individuazione dell’area da acquisire al patrimonio pubblico non deve essere necessariamente indicata nell’ordinanza di demolizione, ben potendo essere contenuta nel successivo provvedimento con il quale l’Amministrazione procede all’acquisizione del bene (in termini TAR Toscana, sez. 3^, 7 maggio 2013, n. 724), fermo restando che, almeno l’atto di acquisizione, deve contenere tale esatta indicazione dei beni abusivi da acquisire alla mano pubblica nonché l’indicazione anche catastale dell’area di sedime e delle ulteriori aree acquisite dall’Amministrazione. Ciò discende dal fatto che l’ordinanza di acquisizione costituisce titolo per la immissione in possesso e per la trascrizione nei registri immobiliari e non può pertanto prescindere dalla esatta individuazione delle particelle catastali coinvolte. Nella specie né l’ordinanza di demolizione né l’ordinanza di acquisizione oggetto del presente giudizio riportano i suddetti dati, né risulta allegata all’ordinanza gravata una planimetria o altri atti che consentano l’identificazione esatta della aree interessate. Alla luce delle considerazioni che precedono la censura risulta fondata, il che comporta l’accoglimento del ricorso con il conseguente annullamento dell’ordinanza n. 150 del 1997 gravata, potendosi ritenere assorbite le ulteriori censure proposte” (cfr. T.A.R. Toscana — Firenze, Sez. III, 16 gennaio 2014, n. 64; principio affermato anche nelle recentissime decisioni del T.A.R. Piemonte — Torino, 28 aprile 2016, n. 573 e del T.A.R. Sardegna— Cagliari, 24 marzo 2016, n. 278).

La concreta individuazione delle aree da acquisire al patrimonio del comune e la loro esatta perimetrazione costituiscono elementi necessari del provvedimento acquisitivo, in mancanza dei quali non può in alcun modo costituirsi il titolo per l’immissione nel possesso e per la trascrizione nei registri immobiliari

Quanto alla terza censura, il Collegio ritiene di poter condividere il precedente invocato dalla parte, di cui alla sentenza del Consiglio di Stato, Sez. VI, 14 settembre 2014 n. 5607, secondo cui –atteso che l’area acquisita non può comunque essere superiore a dieci volte la complessiva superficie utile abusivamente costruita- l’area da acquisire deve essere individuata con precisione: nell’applicazione della sanzione l’autorità competente deve rispettare il principio di proporzionalità mediante l’irrogazione di una sanzione che, entro il limite massimo legale stabilito, sacrifichi la posizione soggettiva del privato in modo adeguato, necessario e strettamente proporzionale all’obiettivo di interesse pubblico perseguito”: nel caso in esame, attesa l’estensione della superficie abusiva, parti a circa 45 mq, ed il rapporto con l’estensione della particella di circa mq 1.510, l’Amministrazione non illustra le ragioni per cui ha ritenuto di procedere alla acquisizione secondo il parametro massimo (di dieci volte l’estensione della superficie abusiva).

In conclusione, il ricorso va accolto con conseguente annullamento, nei limiti sopra esposti, del provvedimento impugnato, con improcedibilità di ogni altra censura siccome ininfluente ai fini del decidere.

Ciò posto, come già osservato, va stigmatizzato il mancato riscontro alle sopra citate ordinanze istruttorie. Oltre che contrastare con le previsioni del codice del processo amministrativo che impongono alle parti di cooperate con il Giudice ai fini della ragionevole durata del processo (art. 2 comma 2), il comportamento tenuto dal Comune di Monreale può altresì integrare ipotesi di reato (tra cui la violazione dell’art. 328 c.p. e l’art. 650 c.p.) per cui appare opportuno sin d’ora disporre la trasmissione della presente sentenza alla Procura della Repubblica di Palermo e alla Procura Regionale della Corte dei Conti per le valutazioni di competenza. Le spese di lite possono tuttavia essere compensate tra le parti tenuto conto del contestuale mancato riscontro all’ordine istruttorio, ord. n. 2891/2017, che incombeva, per quanto di pertinenza, sulla stessa parte ricorrente.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e per l’effetto annulla il provvedimento impugnato nei sensi di cui in motivazione.

Spese compensate.

Manda la Segreteria di trasmettere copia della presente sentenza alla Procura della Repubblica di Palermo e alla Procura Regionale della Corte dei Conti per la Sicilia per le opportune valutazioni di competenza.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 15 giugno 2018 con l’intervento dei magistrati:

Calogero Ferlisi, Presidente

Roberto Valenti, Consigliere, Estensore

Sebastiano Zafarana, Primo Referendario

 

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